Cosa ti impedisce di mangiare sano e cosa stai compensando davvero? (E cosa c'entra il Reiki)
Sai che la Nutella non è un alimento sano. Lo sai. Eppure ci sono sere in cui è l'unica cosa che ti calma.
Se hai provato diete, piani alimentari, conteggi, e poi ti sei ritrovata a mollare tutto — anche quando il piano era equilibrato e sostenibile — non è una questione di forza di volontà. E non è nemmeno mancanza di informazioni.
Il punto è un altro. E lo vediamo insieme.
La risposta breve, per chi non ha tempo:
Ciò che ti impedisce di mangiare sano, nella maggior parte dei casi, non è il cibo. È ciò che compensi con il cibo.
Quando lo stomaco è pieno, senti meno. Meno nervosismo, meno vuoto, meno rabbia, meno stanchezza emotiva. Il cibo diventa il sedativo più rapido, più accessibile e più piacevole che abbiamo imparato ad usare fin da bambini. Finché non dai ascolto a quell'emozione sotto, nessun piano alimentare terrà davvero.
Non è che la dieta non funzioni. È che non risponde alla domanda giusta.
Il mio lavoro è nato proprio qui, come consulente in dietetica cinese. Ho seguito per anni persone che arrivavano con una richiesta alimentare e che, in realtà, portavano altro.
La dietetica cinese apre porte che l'alimentazione classica spesso non tocca: il concetto di natura termica degli alimenti, di sapore, di tropismo verso un organo, di tipo di cottura. Informazioni preziose, che cambiano davvero la digestione e l'energia.
Eppure, anche con gli abbinamenti giusti, i volumi giusti, i tempi giusti, succedeva questo: la persona sapeva cosa fare, ma non riusciva a farlo con costanza.
Perché la fame che spinge a cercare quel cibo preciso non è fame fisiologica. È fame emotiva.
Ci hai mai fatto caso? Quando sei nervosa cerchi zuccheri e farine bianche, che hanno un'azione rilassante sul sistema. Quando sei tesa cerchi qualcosa di molto croccante, per scaricare. Quando ti senti vuota cerchi qualcosa di avvolgente, morbido, dolce. Spesso a base di latte.
E qui si apre un tema delicato, che vedo spesso in studio: quanto il desiderio continuo di latticini, o l'intolleranza stessa al lattosio, parli della relazione con il nutrimento materno. Con quel primo gesto in cui, da neonati, ogni pianto veniva calmato con il latte. Anche quando quel pianto non era fame.
Abbiamo imparato presto che le emozioni non si ascoltano. Si soffocano. E il modo più veloce per farlo è mangiare.
Allora cosa stai compensando davvero?
Non è "colpa" tua. È un meccanismo di protezione che hai imparato da bambina.
Ogni volta che fuori c'era disagio — un neonato che piange in pubblico, una tensione a casa — arrivava qualcosa in bocca per calmare. Così il corpo ha registrato un'equazione semplice: se sento qualcosa di scomodo, mangio e passa.
Da adulta, quell'equazione è ancora lì, automatica. Stomaco pieno = sento meno.
E funziona, per dieci minuti. Poi torna il senso di colpa, e pensi di non avere abbastanza forza di volontà, o che il tuo metabolismo sia lento. Quando il tuo metabolismo è normalissimo. Sta solo rispondendo a un sovraccarico emotivo, non alimentare.
Ecco perché sapere cosa è sano non basta più. Oggi le informazioni le abbiamo. Quello che manca è uno spazio dove poter finalmente ascoltare ciò che per anni è stato messo a tacere.
Il mio approccio: perché il Reiki in questo lavoro è diverso
Non lavoro sul cibo. Lavoro su ciò che il cibo sta cercando di contenere.
In una consulenza con me, attraverso il Reiki ryoho come strumento di ascolto profondo, andiamo a vedere:
1. Quale emozione stai compensando. Non in modo mentale, ma sentendo dove si muove nel corpo, quando emerge la voglia di quel cibo specifico.
2. Quale abitudine di protezione si è strutturata. Dare residenza alle parti che non ti piacciono, invece di combatterle, abbassa la necessità di sedarle con il cibo.
3. Come integrare l'ombra senza attaccamento. Il mio lavoro non è farti diventare "brava a mangiare". È aiutarti a fluire con più fiducia, perché quando un'emozione trova spazio per muoversi, smette di dover essere mangiata.
Il Reiki, in questo contesto, non è un trattamento solo rilassante. È un trattamento che permette al sistema di uscire dallo stato di allerta e di entrare in uno spazio dove puoi finalmente sentire senza dover agire subito. Ed è lì che la fame emotiva smette di comandare.
Non lo dico solo per esperienza clinica. Una revisione sistematica del 2022 pubblicata su Frontiers in Psychology, che ha analizzato 14 studi randomizzati controllati con placebo, ha mostrato che il Reiki ha un effetto terapeutico superiore al placebo per stress, ansia e depressione, proprio quando questi sintomi sono clinicamente rilevanti. Gli autori concludono che incorporare il Reiki come trattamento complementare alla psicoterapia mainstream può essere appropriato.
È per questo che lo utilizzo: non come rilassamento, ma come strumento che permette al corpo di lasciare andare ciò che trattiene.
Quando ha davvero senso prenotare un trattamento Reiki per questo tema?
Ha senso se:
conosci già le basi di un'alimentazione sana, ma non riesci ad essere costante
riconosci che mangi soprattutto la sera, quando sei stanca, nervosa o sola
cerchi sempre gli stessi alimenti (dolce, croccante, latticini) nei momenti di stress
hai provato tante diete e ogni volta ti senti fallire
senti che il tuo rapporto con il cibo parla di qualcosa di più profondo, legato alla tua storia
Non è adatto se cerchi un piano alimentare o una dieta. Per quello ci sono professionisti bravissimi della nutrizione. Il mio lavoro inizia dove il piano alimentare si interrompe.
I benefici che le persone riportano più spesso dopo un percorso non sono "ho perso peso" — anche se accade, come conseguenza — ma: più calma la sera, meno bisogno di cercare qualcosa in frigo per spegnere la testa, più chiarezza su cosa sentono davvero, meno giudizio verso se stesse.
Una nota importante e doverosa
Questo articolo parla di fame emotiva, di compensazione, di quel mangiare che usiamo per non sentire. Non parla di disturbi del comportamento alimentare.
Se soffri di anoressia, bulimia, binge eating disorder o se il rapporto con il cibo occupa gran parte delle tue giornate con restrizioni severe, abbuffate, condotte di compenso, ti chiedo con rispetto di non rivolgerti a me come prima figura.
Per queste condizioni è necessario rivolgersi a strutture specializzate e a un'equipe multidisciplinare composta da medico, psicologo/psicoterapeuta e nutrizionista/dietista.
Il mio lavoro con il Reiki è un percorso complementare di ascolto e integrazione emotiva. Non sostituisce in alcun modo una diagnosi, una terapia medica o psicologica e non è un trattamento per i disturbi alimentari.
Se ti riconosci in una fame emotiva occasionale, legata a stress, nervosismo, momenti di vuoto — e senti che vorresti uno spazio per ascoltare cosa c'è sotto senza giudizio — allora il mio percorso può essere un supporto utile accanto, eventualmente, al lavoro che già fai con altri professionisti.
La chiarezza su questo è parte del mio modo di lavorare con responsabilità.
Domande frequenti
Perché non riesco a seguire un'alimentazione sana anche se so cosa dovrei mangiare?
Perché la parte che ti fa sgarrare non è mancanza di informazioni, ma fame emotiva. Finché l'emozione sotto non trova ascolto, il corpo cercherà nel cibo un sedativo rapido. Lavorare solo sulla volontà non basta.
Cosa significa compensare con il cibo?
Significa usare il cibo per non sentire un'emozione scomoda: nervosismo, vuoto, rabbia, solitudine. Avere lo stomaco pieno distrae dal sentire qualcosa di più doloroso. È un meccanismo appreso nell'infanzia.
Il Reiki può aiutare con la fame nervosa?
Il Reiki non lavora direttamente sull'alimentazione, ma sullo stato di attivazione del sistema nervoso e sull'ascolto profondo delle emozioni che stanno sotto la fame nervosa. Quando l'emozione viene contenuta e integrata, diminuisce il bisogno di compensarla con il cibo.
C'è un collegamento tra voglia di latticini e figura materna?
In chiave simbolica ed energetica, spesso sì. Il latte è il primo nutrimento e il primo gesto di consolazione. Il desiderio continuo di alimenti avvolgenti e lattiginosi può parlare di un bisogno di contenimento e sicurezza. In studio lo esploriamo con rispetto, senza interpretazioni forzate.
Reiki in presenza o a distanza funziona uguale per questo tema?
Sì. Ricevo in studio a Verona e anche a distanza. Il lavoro è lo stesso: creare uno spazio di ascolto profondo. Scegli la modalità più adatta a te in base alla distanza.
Se senti che è questo il nodo, possiamo guardarlo insieme.
Non hai bisogno di un'altra dieta. Hai bisogno di uno spazio dove ciò che mangi smetta di essere un giudizio su di te e diventi una porta per ascoltarti meglio.
Ricevo su appuntamento a Verona in studio e anche a distanza, con trattamenti di Reiki mirati a questo lavoro di integrazione.
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Vuoi imparare a lavorare così anche tu?
Periodicamente apro le iscrizioni alla formazione per diventare operatore Reiki. Un percorso professionale, rigoroso, lontano dalla retorica new age, per chi vuole fare di questo lavoro una professione seria. Se ti interessa, scrivimi per entrare in lista d’attesa nella prossima formazione.
Margherita Carli
Fonti:
Zadro S, et al. (2022). Does Reiki Benefit Mental Health Symptoms Above Placebo? Frontiers in Psychology. https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2022.897312/full
