La bellezza di restare centrati nel fragore del Capodanno

Ogni anno, con il Capodanno cinese, le strade si riempiono di rosso, di tamburi, di movimenti ampi e decisi.

Non è solo festa. È memoria. È un gesto collettivo che parla di confini, coraggio e presenza.

La leggenda

Si racconta che, alla vigilia del nuovo anno, il mostro Nian scendesse dai monti. Arrivava di notte. Divorava raccolti, spaventava gli animali, terrorizzava le famiglie.

Il suo nome, in cinese, è legato al concetto di “anno”. Come se ogni passaggio portasse con sé una prova.

Per molto tempo i villaggi reagirono con la fuga. Porte chiuse. Luci spente. Silenzio. Si credeva che l’unica possibilità fosse nascondersi.

Finché un anziano viandante notò qualcosa di essenziale: Nian temeva il rosso. Temeva la luce intensa. Temeva il suono deciso dei tamburi e dei petardi.

L’anno successivo, il villaggio non si nascose. Appese drappi rossi alle porte. Accese lanterne. Fece risuonare l’aria. Non per attaccare, ma per dichiarare presenza. Il mostro arretrò.

Da allora, il Capodanno cinese è anche questo: un rito di affermazione. Non eliminare la paura, ma attraversarla con stabilità.

Mostro Nian capodanno cinese

Come si manifesta oggi il “mostro”

Non arriva dai monti. Arriva nei pensieri.

  • “È sempre colpa mia.”

  • “Se qualcosa va storto, avrei dovuto prevederlo.”

  • “Meglio che me ne occupi io.”

Si manifesta nella difficoltà a dire no. Nel farsi carico delle emozioni altrui. Nel sentirsi responsabili dell’equilibrio familiare, lavorativo, affettivo. È una forma sottile di iper-responsabilità.

All’esterno efficienza. All’interno tensione costante.

Come il villaggio, si vive in allerta. Convinti che abbassare la guardia significhi perdere tutto.

Perché spesso non è ciò che sembra

Chi si attribuisce sempre la colpa crede di essere troppo fragile o troppo sbagliato. In realtà, spesso, è una persona molto capace.

L’iper-responsabilità nasce come strategia:

  • Se controllo, evito il caos.

  • Se anticipo i bisogni, non verrò rifiutato.

  • Se mi assumo la colpa, posso rimediare.

Ma questo schema crea un carico eccessivo. E soprattutto confonde: non tutto ciò che accade è sotto la tua giurisdizione. Il “mostro” non è onnipotente. È alimentato dall’abitudine a non delimitare

La trasformazione concreta

La trasformazione non è smettere di essere affidabili. È diventarlo in modo adulto. Osservabile, pratico:

  • Posticipare una risposta automatica.

  • Chiedere: “È davvero mia questa responsabilità?”

  • Accettare che qualcuno possa essere momentaneamente deluso.

  • Dire un no breve, senza giustificazioni lunghe.

Questo è il tuo drappo rosso. Un segnale chiaro: fin qui sì, oltre no. Con il tempo, il senso di colpa si ridimensiona. La postura cambia. Il respiro si abbassa. E l’energia torna disponibile.

Un consiglio pratico per questo nuovo anno

Nel giorno del Capodanno cinese, scegli un gesto simbolico.

Scrivi su un foglio una situazione in cui ti senti eccessivamente responsabile. Poi traccia una linea e dividi ciò che dipende da te da ciò che non dipende da te. Conserva quel foglio. È il tuo piccolo rito di confine.

In un percorso insieme lavoriamo proprio su questo: riconoscere dove finisci tu e dove iniziano gli altri. Ritrovare stabilità senza irrigidirsi. Essere presenti senza farsi carico di tutto. Nel nuovo anno non devi sforzarti di più, ma essere più centrata!

Margherita Carli

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