La bellezza che torna alla luce

Da bambina, la sera non mi venivano raccontate molte favole.

Mio papà aveva un altro modo di accompagnarmi nel mondo delle storie. Prendeva un libro un po’ consumato e iniziava a leggere i miti greci.

Non c’erano principesse né castelli incantati. C’erano dèi, stagioni, viaggi nel mondo invisibile, trasformazioni profonde.

Ricordo ancora la sensazione di quelle sere: la stanza tranquilla, la voce calma di mio papà e la mia curiosità piena di domande. Quelle storie avevano qualcosa di diverso dalle favole. Non cercavano di rassicurare. Raccontavano la vita per quello che è: fatta di luce, ma anche di passaggi difficili, di cambiamenti, di cicli.

Tra tutti i racconti, ce n’era uno che chiedevo sempre.

“Leggiamo ancora quello.”

Mio papà sorrideva, voltava qualche pagina e iniziava di nuovo.

Era la storia di Persefone.

Credo di averla fatta leggere centinaia di volte. Allora non sapevo spiegare perché mi affascinasse così tanto. Oggi capisco che parlava di qualcosa che tutti, prima o poi, attraversiamo.

Il mito di Persefone

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Persefone era la figlia di Demetra, dea della terra fertile, dei raccolti, della vita che nasce dal suolo.

Era giovane e luminosa. Un giorno stava camminando in un prato, raccogliendo fiori.

Il sole era alto, la terra profumava di primavera.

All’improvviso il terreno si aprì. Dal mondo sotterraneo emerse Ade, signore degli inferi, che la portò con sé nel regno nascosto sotto la terra.

Demetra non sapeva cosa fosse accaduto. Iniziò a cercare sua figlia ovunque.

Attraversò campi, città, montagne. Chiese agli dèi, agli uomini, al vento.

Ma nessuno rispondeva.

Il suo dolore diventò così grande che qualcosa nella natura cambiò.

La terra smise di nutrire. I semi non germogliavano più. Gli alberi restavano spogli.

La vita stessa sembrava trattenere il respiro.

Alla fine gli dèi compresero che il mondo non poteva continuare così. Bisognava trovare un equilibrio.

Così decisero che Persefone avrebbe trascorso una parte dell’anno negli inferi e una parte dell’anno sulla terra con sua madre.

Quando Persefone ritorna alla luce, Demetra si riempie di gioia.

La terra si apre. I semi germogliano. Gli alberi si ricoprono di foglie.

Arriva la primavera.

Quando invece Persefone torna nel mondo sotterraneo, la natura rallenta. Le foglie cadono, i campi si svuotano, la terra si raccoglie.

Arriva l’inverno.

Una storia che parla anche della nostra vita

Da piccola questo mito sembra semplicemente una spiegazione poetica delle stagioni.

Ma crescendo ho compreso che racconta qualcosa di molto più profondo.

Parla dei cicli della vita.

Anche noi attraversiamo momenti simili.

Ci sono periodi in cui tutto dentro di noi si espande: le idee sono chiare, il corpo ha energia, il viso appare più luminoso.

E poi ci sono fasi più silenziose.

Momenti in cui qualcosa rallenta. In cui sentiamo il bisogno di ritirarci un po’, di ascoltare, di lasciare maturare ciò che sta cambiando.

Spesso però viviamo questi passaggi come se fossero errori da correggere.

Cerchiamo di reagire. Di aggiustare ciò che sembra non funzionare.

Il mito di Persefone racconta invece un’altra verità.

Ci ricorda che anche la discesa ha un senso.

Alcune parti di noi maturano proprio nel tempo invisibile, sotto la superficie, quando smettiamo di forzarci.

La primavera secondo la medicina cinese

Nella medicina cinese la primavera è il momento in cui l’energia della vita torna a muoversi verso l’alto.

Durante l’inverno tutto si raccoglie. La natura conserva le proprie riserve, si ritira sotto terra, protegge il seme.

Poi, lentamente, qualcosa ricomincia a spingere.

I germogli attraversano il suolo. I rami si aprono verso il cielo.

È l’energia dell’elemento Legno, che rappresenta crescita, direzione, movimento.

Nel corpo umano questo passaggio si sente spesso in modo molto chiaro.

Possiamo percepire più desiderio di cambiamento, più voglia di iniziare qualcosa di nuovo, di rimetterci in movimento.

Ma se l’energia non trova spazio per fluire, può trasformarsi anche in tensione.

Spalle rigide. Irritabilità. Sensazione di voler fare tutto subito.

La primavera, quindi, non è solo un’esplosione di vita.

È un invito a trovare equilibrio tra slancio e radicamento.

La bellezza che nasce dall’ascolto

Quando il corpo riesce a seguire questi ritmi naturali, qualcosa cambia.

Il viso si distende. Il respiro scende più in profondità. La presenza diventa più stabile.

La bellezza, allora, non è più una questione di correggere o migliorare qualcosa.

Diventa il riflesso di una relazione più gentile con il proprio corpo.

Per questo, nel lavoro che svolgo ogni giorno, non cerco di “aggiustare” le persone.

Il mio intento è piuttosto quello di riportarle a casa.

Nel corpo. Nel respiro. Nel loro ritmo naturale.

Quando questo accade, il cambiamento è spesso molto semplice… ma profondamente visibile.

Un piccolo gesto per questa primavera

In questi giorni prova a fare una cosa molto semplice.

Quando esci di casa, fermati un momento.

Osserva un albero, un germoglio, una pianta che sta iniziando ad aprirsi.

La natura non forza mai la propria fioritura.

Prima raccoglie energia. Poi, quando è il momento giusto, si apre.

Porta questo ritmo anche nella tua vita.

Non sempre devi fare di più.

A volte basta creare uno spazio in cui il corpo possa ritrovare il proprio equilibrio.


E se senti il desiderio di essere accompagnata in questo ritorno all’ascolto — attraverso il lavoro sul corpo, sull’energia o sui rituali di cura del viso — il mio studio è uno spazio pensato proprio per questo.

Un luogo in cui rallentare, respirare, e lasciare che la primavera… torni anche dentro di te.

Margherita Carli

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